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Parco del Molgora

Info:
Sede di Monza
Piazza Diaz ,1 20052
Tel.: 039.975.6239
Fax: 039.9756792
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Parco del Molgora

foto


Data di nascita: 26 giugno 1985
Superficie: 993 ettari
Comuni compresi nell'area del parco: Vimercate, Carnate, Usmate-Velate, Burago di Molgora, Agrate Brianza, Bussero, Pessano con Bornago, Caponago e Carugate.
Opportunità: educazione ambientale, sentieri pedonali e percorribili anche in mountain bike, aree picnic e ospitalità agrituristica.
Sede del parco: Burago Molgora - via Roma, 5 - 20040
Telefono: 039 6612944
Sito web: www.parcomolgora.it
 E-mail: info@parcomolgora.it

 


Il territorio della Valle del Molgora è infatti parte della grande conurbazione con centro a Milano e che si estende sino ai primi rilievi della fascia pedemontana, su una superficie di circa 993 ettari lungo il corso del  torrente Molgora tra i  colli di Carnate, Usmate e Velate fino alla pianura di Vimercate, Burago Molgora, Agrate, Caponago e Carugate.
Il parco è stato istituito con l’obiettivo di preservare i valori di un territorio che rappresenta il punto di raccordo tra l’area collinare brianzola e la campagna martesana, addensando identità culturali, naturali ed omogeneità storica, tradizionale e sociale. 
L’idea della costituzione e dell’organizzazione del Parco muove i primi passi già nel 1977, ben prima quindi della nascita della legge regionale 86/83, norma di riferimento per le aree protette lombarde. Il primo nucleo territoriale del Parco (comprendente i Comuni di Agrate Brianza, Burago e Vimercate) nasce nel 1985 e si espande sino a comprendere, al 2003, anche gli ambiti dei Comuni di Carnate ed Usmate-Velate al Nord; Bussero, Pessano con Bornago, Caponago al Sud. 
  Oggi il Parco si sviluppa su una superficie di circa 993 ettari lungo l’asta del torrente Molgora, comprendendo nei suoi confini elementi di interesse storico, architettonico, paesaggistico e naturale.
Il Parco sovracomunale del Molgora si sviluppa longitudinalmente lungo i corsi d’acqua tutelati. Si tratta in sintesi di una stretta fascia posta a tutela dei due torrenti, il Molgora e il Molgoretta, dei boschi rimasti e dei terreni agricoli circostanti. La fisionomia del territorio appare definita e modellata dalle glaciazioni e dai successivi periodi diluviali. Ciascuna delle glaciazioni che si sono susseguite anno lasciato le impronte ancora oggi rilevabili sul territorio, così come hanno fatto le alluvioni che hanno intervallato le espansioni glaciali.
Le morene frontali degli antichi ghiacciai sono ancora oggi osservabili in alcune zone ai confini del Parco, ed ancora più evidenti sono i terrazzamenti diluviali, frutto del trasporto e del deposito di materiali trascinati da grandiose alluvioni. Il torrente Molgora ed i suoi affluenti hanno successivamente inciso il terrazzo che si estende sino a Vimercate, scavando le valli oggi presenti.
Delle originarie ed antiche formazioni boschive tipiche della Valle del Molgora oggi rimane ben poco. I boschi di Farnia e Carpino che coprivano la zona in epoca pre-romana hanno lasciato spazio al successivo sviluppo agricolo e alle specie forestali introdotte in epoche successive. Oggi, negli 80 ettari boscati del Parco (distribuiti lungo le rive dei torrenti), le associazioni forestali di Quercia e Carpino sono considerate “relitte” e sono rinvenibili ai confini settentrionali del Parco.
La Robinia ha sostituito quasi ovunque le specie autoctone e oggi il paesaggio forestale è rappresentato principalmente dalle monotone boschine di questa specie introdotta dall’America. A differenza di quanto accaduto agli alberi, la flora erbacea del Parco è ancora quella tipica dell’ambiente originario e molti dei fiori presenti sono gli stessi che era possibile rinvenire sotto la copertura dell’antico querceto misto della zona. Gli spazi sottratti in antichità ai boschi per dedicarli alla coltivazione costituiscono oggi circa i tre quarti del territorio del Parco. Con il passare dei secoli però, anche il paesaggio agrario è cambiato notevolmente.
Nel 1850 la zona era già intensamente coltivata, ma nei campi avreste incontrato vari cereali tra cui segale e miglio, filari di vite e gelsi per la gelsibachicoltura. Oggi la produzione è dominata da monocolture di mais e frumento, con conseguente impoverimento del patrimonio genetico, biologico e paesaggistico dell’ecosistema agro-naturale. Le estensioni delle coltivazioni hanno inoltre portato alla riduzione (e a volte alla scomparsa) delle siepi, delle alberate, delle macchie e delle zone umide, veri serbatoi di diversità e di ricchezza biologica, nonché rifugio per la fauna selvatica.
All’interno dei confini del Parco convivono, a volte in maniera conflittuale, insediamenti produttivi di recente nascita, agricoltura ed insediamenti umani di antichissima origine. Sono presenti testimonianze dell’architettura rurale di notevole interesse e tre ville con annesso parco rientrano nei confini: Villa Meli Lupi di Soragna a Santa Maria Molgora, Villa Trivulzio ad Omate e Villa Sottocasa a Vimercate.


 

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