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Elio De Capitani

Elio De Capitani legge Paul Celan


Opera sullo sfondo di Ferdinando Bruni

 

«Del teatro ho fatto tutti i mestieri: il facchino, il tecnico, l'amministratore, l'organizzatore, l'attacchino, l'attore per dieci anni e il regista per dodici. Di necessità virtù. Il teatro non è stata la mia vocazione ma un caso».

Elio De Capitani è un illustre concittadino di Monza; lega il suo nome al Teatro dell'Elfo, entrandone a far parte non ancora ventenne nel 1973. Attore in molti spettacoli del giovane Salvatores, passa alla regia nel 1983 con una personale versione di Nemico di classe di Nigel Williams che lancia i giovanissimi Paolo Rossi e Claudio Bisio.
Molti lo ricordano nei panni del Caimano del film di Nanni Moretti, ma la sua patria è il teatro: dalla sua prima regia, ha firmato una cinquantina di spettacoli - da solo o a quattro mani con Ferdinando Bruni - dirigendo Mariangela Melato, Umberto Orsini, Toni Servillo, Lucilla Morlacchi, Paolo Pierobon, ma soprattutto gli attori dell’Elfo.

Nel cartellone dell’Elfo Puccini - ora in sospeso per la pandemia - si segnala “Diplomazia” di Cyril Gely, con De Capitani attore e regista con Francesco Frongia. Il generale Dietrich von Choltitz, governatore di Parigi durante l’occupazione nazista, e il console svedese Raoul Nordling, nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1944 si fronteggiano in uno scontro verbale senza esclusione di colpi. Il generale ha ricevuto l’ordine perentorio da Hitler di radere al suolo la città e sterminare i suoi abitanti e il console usa tutta la sua capacità dialettica e arte diplomatica per convincerlo a disobbedire all’ordine del Führer.

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Paul Celan (si pronuncia zélan) è stato uno dei massimi poeti europei del Novecento. Si chiamava in realtà Paul Antschel. Nacque in Romania nel 1920, da genitori ebrei di lingua tedesca che morirono in un campo di concentramento nazista durante la Seconda guerra mondiale (lui stesso trascorse diciotto mesi in un Lager, ma riuscì a salvarsi). Nel 1947 emigrò a Parigi, dove insegnò tedesco all’École Normale, e continuò a scrivere poesie nella sua lingua madre, poesie che gli diedero presto fama internazionale. Nel 1970, a cinquant’anni, si suicidò buttandosi nella Senna.
FUGA DI MORTE è la più importante poesia scritta sull’Olocausto, già nel 1945, e poi finita nel suo primo libro noto “Papavero e memoria”, dove il papavero sta per oblio.