Esplora contenuti correlati

La tragedia dell'Oria

CAPO SOUNION (GRECIA) - 12 FEBBRAIO 1944

Oria

L'isola di Rodi e il Dodecaneso erano territorio italiano dal 1912: vi stanziava la Divisione "Regina" e altri reparti dell'Aeronautica e della Marina per un totale di 39.000 uomini, in un'isola abitata in parti uguali da Greci, Turchi, Italiani ed Ebrei sefarditi, fino al '38; con le leggi razziste molti Ebrei migrarono altrove. Dopo l'armistizio, i Tedeschi sbarcarono sull'isola con 7.000 soldati della divisione tedesca Rhodos, ben equipaggiata di armamenti e con un piano d'attacco predisposto da tempo.

Il Governatore dell'isola, l'Ammiraglio Campioni, di fronte alla minaccia di un bombardamento della città di Rodi e probabile strage di civili, ordinò l'11 settembre 1943 la resa; i soldati italiani divennero prigionieri tedeschi, vennero disarmati e tradotti su carrette del mare verso la terraferma per deportarli in Germania. Alcuni di questi erano ragazzi della Brianza . Fra gli ufficiali di stanza a Rodi vi era Amabile Marelli di Camnago Lentate, giovane di famiglia borghese, laureato. Affrontò il viaggio più lungo della sua vita dal sole dell'Egeo ai gelidi inverni della Germania settentrionale, con indosso solo la divisa adatta al caldo mediterraneo; morì il 13 marzo del 45 di patimenti e polmonite nel lager di Bergen Belsen, lo stesso di Anna Frank.

L'Oria fu tra le navi scelte per il trasporto dei prigionieri italiani. Salpò l'11 febbraio 1944 da Rodi per il Pireo. A bordo furono stipati 4.046 prigionieri italiani (43 ufficiali, 118 sottufficiali, 3.885 soldati, 90 tedeschi di guardia e l'equipaggio). Il giorno dopo, 12 febbraio, colto da una tempesta, il piroscafo affondò nei pressi dell’isola di Patroklos, di fronte a capo Sounio, a 25 miglia dalla destinazione finale.

Lo scafo si spezzò in due e si inabissò a 30 metri di profondità: si salvarono solo 37 soldati italiani. Circa 250 naufraghi, trascinati sulla costa dal fortunale vennero sepolti in fosse comuni, più tardi furono traslati al Sacrario dei caduti d'Oltremare di Bari.

Gli altri corpi non furono mai recuperati e giacciono ancora sui fondali del Mar Egeo, fra loro anche Giuseppe Cazzaniga di Giussano, di 26 anni e Giulio Casati di Sovico, anni 21.

Il 23 settembre del 43 un altro piroscafo, il Donizzetti, partito da Rodi con 1796 prigionieri italiani a bordo fu silurato o bombardato e colò a picco nel mar Egeo.

ARCORE

Le vittime della tragedia originarie di Arcore

CESANO MADERNO

Le vittime della tragedia originarie di Cesano Maderno

CERIANO LAGHETTO

Le vittime della tragedia originarie di Ceriano Laghetto

DESIO

Le vittime della tragedia originarie di Desio

GIUSSANO

Le vittime della tragedia originarie di Giussano

Comitato Pietre d'Inciampo di Monza e Brianza


Ufficio Cultura
Beni Culturali e Marketing Territoriale
Tel. 039.975.2745/2242
Email

 

torna all'inizio del contenuto